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Dal Blog di Mare Blu

Può un grande amore, ma finito, rivivere forte ed intenso tra i nipoti dei due protagonisti? E’ la domanda che accompagna, dall’inizio alla fine, il lettore di “Sotto il cielo d’Irlanda” secondo libro di Annamaria Platania. Quando mi trovo di fronte ad una forte personalità, mi viene naturale attribuirle un aggettivo in grado di rendere immediatamente l’idea di cosa rappresenta la sua arte. Così come ho definito, un paio d’anni fa, Annalisa Fracasso la ’scrittrice dell’anima’, con Annamaria mi viene spontaneo pensare ad una ’scrittrice che dipinge’. Provate a leggere questo libro e ditemi se non vi sentite trasportati davanti ad un mostra di pittura, tanta è la capacità dell’autrice di rappresentare le continue mutazioni del cielo irlandese, le scogliere atlantiche, i verdi prati e, ultimo ma non ultimo, un faro, nucleo centrale di una storia che è un mix di tonalità rosa e noir, tra risvolti di psicologia e cenni di reincarnazione.
 
Protagonista della storia è Cristel, erede di un casato veneziano, che si reca in Irlanda per un reportage fotografico. Poco prima di partire, trova il diario della nonna scomparsa, attraverso il quale viene a conoscenza dell’intensa storia d’amore vissuta con uno straniero. In Irlanda, una serie di misteriose coincidenze portano Cristel a rivivere le stesse emozioni sentimentali della nonna. Ma ciò che sembra scorrere in modo naturale, si complica per una serie di ricatti, vendette, rapimenti e drammi. Gli intrighi sono tali da far temere per la fine della love story tra i due ragazzi. A far da cornice alla vicenda i paesaggi irlandesi, descritti da Annamaria con mano sapiente, ed un faro, causa di tanto odio. Paesaggi in cui il lettore è proiettato, così come, a volte, si sente trasportato sulle le scale a chiocciola della costruzione, ammirando da lassù, lo spettacolo dell’oceano che si muove, che si agita e si calma, come uno specchio che riflette l’umore dei protagonisti.

Annamaria Platania è nata a Torino, ma vive in Sicilia, dove collabora con una casa editrice. Ha esordito nel 2003 con un breve racconto “Il ritratto”, prima di pubblicare nel corso dello stesso anno il suo primo romanzo “Jasmine”. L’anno successivo scrive “L’ultimo Paradiso”, un racconto sulla vicenda dell’isola di Vieques (Porto Rico) durante l’occupazione della Marina Americana. Nel 2005 pubblica “Sotto il cielo d’Irlanda”. La scrittrice si definisce una persona semplice ed un po’ sognatrice; aspetti che ho potuto confermare leggendola, e nelle occasioni che ho avuto di confrontarmi con lei. Credo che le persone non si trovino per caso e ciò che mi lega a questa ragazza è, tra l’altro, il concetto sui sogni. Sogni che, credendoci con tutti noi stessi, possono diventare realtà, a patto che non si smetta mai di lottare per vederli realizzati.
 
Il libro è bello, piace perché è completo di molti aspetti, apparentemente lontani ma che Annamaria riesce a fondere alla perfezione. L’attenta analisi dell’interiorità dei personaggi evidenzia una elevata attenzione alla psicologia dei protagonisti, da cui emergono figure femminili forti e determinate pur nella fragilità del loro mondo, in contrasto con uomini indecisi, ipocriti e negativi. E la forza delle donne non si evidenzia solo grazie a Cristel, ma anche mediante altre icone rosa come Emma, Molly, Joanna e Lisa, la dark lady del racconto, abbagliata da una logica ragione, solo al momento di uscire di scena. Ma la grande qualità di tutta l’analisi psicologica dell’autrice sta nel dare anima ad una costruzione, quel faro che ritorna costantemente, nato per accompagnare le rotte dei naviganti, ma che si ritrova ad illuminare il cammino dei due protagonisti.

Ho detto che il libro è un giusto mix tra scrittura e pittura e lo confermo. Considerando che vedrei molto bene questa storia come sceneggiatura per un film, per definirlo un’opera universale mancherebbe solo la musica a rappresentare il cielo d’Irlanda. Ma a questo ci aveva già pensato Fiorella Mannoia.



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