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Dal Bolg Mare Blu

Sono passate poche settimane da quando, su queste pagine, scrissi in termini molto positivi una recensione di “Sotto il cielo d’Irlanda”, secondo lavoro letterario di Annamaria Platania. Oggi sono pronto a tornare a parlare di questa ragazza, torinese di nascita ma siciliana d’adozione, e lo faccio dopo aver letto quello che fu il libro suo d’esordio: “Jasmine”. Premetto che non sono qui a parlare di un lavoro solo perché pubblicato da un’amica, ma perchè questo mi ha trasmesso emozioni piacevoli, perché l’ho ritenuto degno di attenzione, perché è di notevole livello e, proprio per questi motivi, ho ritenuto opportuno presentarlo a chi non lo conosce.

“Jasmine” è in realtà il nome della protagonista del romanzo, una ragazza indiana che da alcuni anni vive in una casa sulla spiaggia di Los Angeles, con l’unico desiderio di vendicare la propria famiglia, sterminata senza pietà nel suo paese originario. Dopo una lunga attesa, il momento buono sembra essere arrivato; tornata in India per compiere la sua vendetta, incontra casualmente Daniel, un fotoreporter arrivato in quel paese per aiutare il suo amico Patrick. Da quel momento la vita di Jasmine si legherà indissolubilmente a quella di Daniel, per affrontare insieme il viaggio che li porterà al palazzo del Maraja Salim, il cattivo di cui vuole vendicarsi. Ma c’è anche il forte sentimento d’amore che i due ragazzi sentono nascere dentro di loro e che, pur tra mille dubbi, ripicche, delusioni, continua a farsi strada nei loro cuori.

 

La scrittrice che dipinge, come mi sono permesso di chiamare Annamaria dopo “Sotto il cielo d’Irlanda”, ci delizia con un altro saggio del suo modo di scrivere, e mi permette di confermare l’appellativo che le diedi. Oltre alla attenta analisi psicologica dei personaggi, colpisce la capacità che ha la scrittrice di trasportare il lettore nei luoghi di ambientazione delle vicende. Un lettore che si ritrova a sua insaputa in una India affascinante e misteriosa, dove si mescolano perfettamente tra loro, vendetta, amicizia, amore, tradimenti e passione. Un lavoro, quello di fondere argomenti solo apparentemente così lontani tra loro, molto complesso. Il fatto che Annamaria riesca perfettamente in questo, e per giunta alla sua opera prima, rende ancor di più merito alle sue capacità di comunicare ciò che sente dentro, e per giunta con una notevole scorrevolezza del testo.

Ciò che colpisce, oltre a quanto detto sopra, è il grande senso di umanità che, se ce l’hai dentro, condiziona anche una persona accecata dall’odio. E qui ci vedo la grande sensibilità dell’autrice, il suo ideale di sogno e il suo concetto secondo cui l’amore è l’unico sentimento per cui valga la pena vivere, su cui ricostruire la propria, devastata, esistenza. Nell’ultima pagine del romanzo c’è un passo che, da solo, merita il prezzo di copertina del libro, e che riporto integralmente: “La vita spesso ci mette davanti a situazioni difficili da affrontare, l’importante è non smettere mai di lottare. Se il nostro cuore è sincero, alla fine il vero amore trionfa sempre”. E noi siamo qui, a ringraziare Annamaria Platania, per avercelo ricordato.



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